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aggiorniamoci (thanks to r.)


Qualche riga su quello che sta succedendo in Grecia. Sembra essere nell'interesse di molti partiti e mezzi di informazione mantenere la tragica situazione che sta vivendo quel paese nel silenzio, prima delle elezioni, così che alcuni leimotiv - "cessioni di sovranità", "ce lo chiede l'Europa" e via di questo passo - possano continuare indisturbati, nonostante ciò che quelle cessioni hanno provocato e stanno provocando in paesi un tempo sovrani, come la Grecia.

Il silenzio dei media e degli organismi politici sembra comunque non essere sufficiente; l'Unione Europea mette le mani avanti e sta finanziando con 2 milioni di Euro una "troll patrol", ovvero pattuglie di agenti sul web, pagate per monitorare e contrastare (tackle) sistematicamente gli "euro-scettici" non allineati al dogma europeista. Si tratta di una tecnica collaudata, più o meno riconosciuta apertamente (1). L'articolo del Telegraph qui sopra vi darà maggiori dettagli.
Da noi comunque sembra non essercene bisogno: al momento, in nessun giornale mainstream (Corriere, Stampa, Repubblica, Giornale, Libero, blog di Beppe Grillo, tra quelli che ho setacciato i giorni scorsi) la drammatica situazione greca trova ospitalità.

Diversamente, certa stampa estera che al momento non ha una campagna elettorale in corso, può permettersi di parlare apertis verbis. Il Guardian di pochi giorni fa, per descrivere la situazione in Grecia usava il termine "humanitarian crisis". Riporto e traduco alcuni passi:

"By acknowledging the severity of the situation, the Greek government and the EU would also have admitted that the current state of affairs has been brought about by the so-called economic "rescue" of Greece. So the authorities have chosen to keep quiet."

"Riconoscendo la gravità della situazione, governo della Grecia e Unione Europea ammetterebbero che la stato attuale è divenuto possibile solo grazie al cosiddetto "salvataggio economico" della Grecia. Così, le autorità preferiscono il silenzio".

"[...] Using further EU indicators, a large proportion of Greek households currently live in conditions of "material deprivation". A little more than 11% actually live in "severe material deprivation", which means without enough heating, electricity, and use of either a car or a telephone. It also means having a poor diet, devoid of meat or fish on a weekly basis, as well as total or partial inability to meet emergency expenses or payments for rent and bills. The ineffectiveness of European programmes for reintegrating the unemployed into the labour market and the lack of national social protection programmes have pushed Greece even further down the ranks of poverty. The adult unemployment rate stood at 26.8% in October 2012. This level, although huge in comparison to the recent past, still does not give the whole picture".

"Per usare ulteriori indicatori adottati dell'UE, una larga percentuale di famiglie in Grecia vive in condizioni di "deprivazione materiale". Una parte di poco superiore all'11% vive in condizione di "estrema deprivazione materiale", che significa senza riscaldamento ed elettricità a sufficienza e senza l'uso dell'automobile o del telefono. Significa inoltre convivere con una dieta povera, priva di carne o pesce su base settimanale, insieme ad una totale o parziale incapacità di affrontare spese di emergenza o di pagare affitto e bollette. L'inefficienza dei programmi Europei per reintegrare i disoccupati all'interno del mercato del lavoro e la mancanza di un programma di protezione sociale, hanno spinto la Grecia ad un livello di povertà ancora più basso. Il tasso di disoccupazione tra gli adulti era al 26.8% nell'ottobre 2012. Questo livello, benché altissimo se confrontato con il passato più recente, non restituisce tuttavia il vero quadro complessivo.

"There are three more indicators that point to a humanitarian crisis. First, the number of homeless people has risen to unprecedented levels for a European country: unofficial estimates put them at 40,000. Second, the proportion of Greek beneficiaries of NGO medical services in some urban centres was recorded at 60% of the total in 2012. This would have been unthinkable even three years ago, since such services were typically provided to immigrants, not Greeks."

"Ci sono tre ulteriori indicatori che spingono a parlare di crisi umanitaria. Primo, il numero dei senzatetto è cresciuto ad un livello senza precedenti per una nazione Europea: stime non ufficiali parlano di 40.000. Secondo, la fetta di cittadini greci che ha beneficato di servizi medici ONG nei centri urbani è stata registrata al 60% della totalità, nel 2012. Questo sarebbe stato impensabile anche solo tre anni fa, dove questi servizi erano tipicamente offerti agli immigrati, non ai Greci.

"[...] there has been explosive growth in soup kitchens and general food distribution. The levels are not officially recorded, but the Church of Greece distributes approximately 250,000 daily rations, while there are unknown numbers of rations distributed by municipal authorities and NGOs. By recent government order, municipal rations will be expanded further because of rising incidence of children fainting at school due to low calorie intake. There will also be light meals provided to young students. The evidence of poverty, inequality, and inability to access primary services confirms the increasingly desperate statements by people at the frontline. The country has become a field of humanitarian action, and should be treated as such. It is shameful for the Greek government and the EU to turn a blind eye to it. The international humanitarian community should respond with urgency"

"[...] è stata rilevata una crescita esplosiva delle soup kitchens. Il livello non è registrato ufficialmente, ma la Chiesa ortodossa greca distribuisce approssimativamente 250.000 pasti al giorno, mentre i numeri che riguardano gli stessi servizi, offerti da Organizzazioni-Non-Governative e autorità municipali sono sconosciuti. Per ordine del governo, le razioni municipali saranno ampliate, a causa di una incidenza sempre maggiore di bambini che svengono a scuola, a causa di un insufficiente apporto calorico. Vi saranno anche pasti "leggeri" provvisti per i giovani studenti. L'evidenza di povertà, ineguaglianza, inabilità ad accedere ai servizi primari, conferma le affermazioni sempre più disperate delle persone attive in prima linea. Il paese è diventato un campo di azione umanitaria e come tale dovrebbe essere trattato: è vergognoso che il governo Greco e l'UE chiudano gli occhi di fronte a questa situazione. La comunità umanitaria internazionale dovrebbe attivarsi con urgenza."

Segnalo altre fonti per chi ha difficoltà con l'inglese:
- http://www.articolotre.com/2013/02/la-grecia-e-crollata-nel-silenzio-assoluto-i-cittadini-assaltano-i-supermercati/140141
- http://www.globochannel.com/wordpress/2013/02/13/la-grecia-e-collassata-lo-stato-sta-uccidendo-e-torturando-minorenni-sotto-il-silenzio-dei-media/
- http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=19018

Torniamo in Italia e ricordiamo insieme alcune affermazioni neanche troppo lontane nel tempo.

Mario Monti a L'Infedele, 26 settembre 2011: "Oggi, secondo me, stiamo assistendo e non è un paradosso, al grande successo dell’Euro. Qual è la manifestazione del grande successo dell’Euro? La Grecia. Perché? Perché l’Euro è stato creato, si per avere una moneta unica, ma soprattutto per convincere la Germania, che ha fatto il grande sacrificio di rinunciare al Marco per avere una moneta con l’unione europea, che attraverso l’Euro e attraverso i vincoli che nascevano con l’Euro. La cultura della stabilità, il presidente Ciampi richiamava sempre alla cultura della stabilità tedesca, si sarebbe diffusa un pò per volta a tutti.Quale caso di scuola si è mai potuto immaginare di un caso limite di una Grecia che dà, è costretta a dare abbastanza peso alla cultura della stabilità, che sta trasformando sè stessa".

Tali affermazioni, prese oggi più o meno sul serio, sono l'indice dei piani che hanno in mente gli europeisti(2)che guideranno l'Italia per i prossimi anni. Profetica e inquietante la frase finale del non-eletto, riguardo una Grecia che "sta trasformando sè stessa".

Se ancora non fosse chiaro il clima di guerra psicologica (e tra poco, magari, anche civile) che costoro intendono creare, citiamo ancora un altro passaggio, ancora più chiaro, dall'insediamento a Palazzo Chigi del tecnocrate:

"E qui, naturalmente io ho una distorsione che riguarda l’Europa ed è una distorsione positiva che riguarda l’Europa. [...] non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi in avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali(3) ad un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle, diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile e conclamato. Abbiamo bisogno delle crisi come il G20, come altri organi internazionali per fare passi avanti, ma quando una crisi sparisce e.......rimane un sedimento, perché si sono messi in opera istituzione, leggi ecc. per cui non è pienamente reversibile".

In altre parole, un'ulteriore conferma che la "crisi" è voluta, coltivata, perpetuata, perché serve; serve a mettere in atto leggi e istituzioni che attraverso un processo democratico non sarebbe stato possibile realizzare (qualcuno si è mai chiesto perché i referendum ad esito negativo sulla Costituzione Europea da parte di Francia e Olanda siano stati poi bellamente ignorati e si sia proseguito con il mefitico progetto, facendo spallucce di fronte al voto contrario dei cittadini? E' poi da tenere presente che il Trattato di Lisbonaè praticamente identico alla Costituzione bocciata).

Il costo psicologico di cui parla il non-eletto è ovviamente quello del popolo che lo subisce, non quello dei suoi "rappresentanti", che nella stragrande maggioranza dei casi - eletti o meno che siano - non fanno altro che eseguire ordini che vengono dai vertici, siano pure quelli della finanza globale. Sono faccendieri ben pagati, con la faccia come il... (4), ma questo lo sappiamo, non serviva lo scandalo MPS per far capire che il cosiddettosterco del demonio imperversa in maniera trasversale.

Chi darà la sua preferenza a costoro - a tutti quelli disposti a cedere la sovranità del paese a chicchessia purché paghi bene e presenti il conto ai cittadini - alla lunga farà del male anche a te, oltre che a chi ti sta intorno. Prima che sia troppo tardi, digli di smettere.

(1) "[...] Ciò di cui non ci si accorge, è che l’opinione pubblica è qualcosa che si può facilissimamente dirigere e modificare. Per mezzo di adeguate suggestioni in essa si possono sempre provocare delle correnti nell’uno o nell’altro senso. Non ricordiamo più chi ha parlato di “fabbricare l’opinione”: espressione giustissima, benché bisogna dire, da un lato, che i dirigenti apparenti non sono sempre coloro che dispongono dei mezzi necessari per venire a tanto. René Guénon, Crisi del Mondo Moderno, Ed. Gallimard, 1927

(2) Europeista: termine che tradotto dal politichese è analogo al proverbiale 'tutti froci col culo degli altri'. È in pratica quel che ha ammesso anche Bersani, quando voglioso di accreditarsi sul piano internazionale, ebbe a dire al Financial times. «Io ho contribuito a far sì che l’Italia adottasse l’euro, io sono il segretario generale del partito italiano più favorevole all’Europa, e io ho sostenuto tutte le politiche e le riforme che l’Europa ci ha chiesto di adottare nel corso degli anni». - «Vogliamo accelerare il processo di integrazione come rimedio per combattere la recessione che sta colpendo l’intera Europa. Sinora abbiamo fatto alcuni passi in avanti importanti ma dobbiamo fare di più». - «Non litigherò con la Germania. Io voglio che l’Italia abbia una seria, franca e amichevole relazione con la Germania basata su argomentazioni razionali e realistiche». «Infatti io concordo con molte delle critiche che la Germania rivolge a paesi come l’Italia perché sono le stesse critiche che io ho rivolto a Berlusconi» (Montepaschi sorvolando).

In sostanza, Bersani s’è detto a favore addirittura di un indurimento del fiscal compact, che impegna a tagli di spesa pubblica obbligatori da 50 miliardi l’anno per 20 anni, dunque ad ulteriore stretta di cinghia e tassazione. Ed è a favore del commissario europeo a cui dovremmo far vedere il bilancio, per approvazione, prima di porlo al voto in Parlamento. È vero che un parlamento con Carfagne, Brambille e Scilipoti e segretarie di Rutelli e cognati di Casini, si merita di essere esautorato. Ma allora perché lo paghiamo?

(3) Cessione di sovranità: invito ad aprire la Costituzione Italiana e a trovare dove se ne parla e in che misura è permessa. Fatelo, sul serio. L'art. 11 parla di "limitazioni", che è cosa ben diversa da "cessioni". Non è necessario conoscere il giuridichese per capire che tra "limitare" e "cedere" c'è differenza. Inoltre, queste limitazioni devono avvenire in "condizioni di parità con gli altri Stati". Un esempio facile facile: tutti gli stati aderenti all'UE adottano l'Euro? No. Ma allora non sarebbe incostituzionale? Sì. Maggiori dettagli li trovate qui.

SALDI!! (grazie dagospia)

Svenditalia! Il piano di privatizzazione di Grilli farò contente (guarda a caso) le banche,,azioniste col 30% della cassa depositi e prestiti attraverso le fondazioni. In offerta speciale solo le aziende che producono utili (ma và ?): Fintecna, Save e Simesty passeranno alla CDP per sei miliardi. La corte dei conti avverte: “Rischio svendita patrimonio immobiliare dello Stato”. Giapponesi sceicchi, americani, affrettatevi per i saldi ...Dagospia

Eutanasia dell’Italia, a colpi di 20 miliardi di euro all’anno. Il suicidio programmato del patrimonio pubblico della nazione che ha appena festeggiato i primi 150 anni di vita è «una strada praticabile», secondo il neo-ministro dell’economia Vittorio Grilli, per ridurre strutturalmente il debito pubblico. Regalando – di fatto – i beni pubblici degli italiani al grande capitale finanziario: lo stesso che ha provocato la crisi e sottratto agli Stati la leva della moneta sovrana, strategica per risalire la china senza dover ricorrere a tagli criminosi.

Intervistato dal “Corriere della Sera”, Grilli auspica un piano pluriennale per garantire «vendite di beni pubblici per 15-20 miliardi l’anno, pari all’1% del Pil». E’ la legge – folle – del “pareggio di bilancio” imposto dall’élite tecnocratica dell’Unione Europea mediante trattati-capestro come il Fiscal Compact: drenare a sangue le risorse pubbliche, costringendo lo Stato a comportarsi come un’azienda privata – neppure virtuosa, ma fallimentare: un’azienda che non è più in grado di fare investimenti vitali.

«Già abbiamo un avanzo primario del 5%», ammette Grilli, confermando che lo Stato spende per i propri cittadini meno di quanto riceva sotto forma di tasse. Calcolando «una crescita nominale del 3%», aggiunge Grilli, la svendita a rate del patrimonio pubblico italiano produrrebbe una riduzione del debito pari al 20% in soli cinque anni. Nel colloquio con Ferruccio De Bortoli, Grilli difende anche la famigerata spending review, che «consente risparmi al di là delle cifre di cui si parla in questi giorni», dal momento che «si possono ridurre ancora le agevolazioni fiscali e assistenziali, intervenire sui trasferimenti alle imprese». Il tecnocrate arruolato da Monti parla addirittura di tagli alla tassazione sul lavoro, mentre collabora alla demolizione del welfare su cui si sono basati cinquant’anni di benessere e di sicurezza sociale.

Vittorio Grilli ha un curriculum perfettamente adeguato alle sue attuali performance: è stato assistente professore alla Yale University e poi docente al Birkbeck College dell’università di Londra. Nel 1994 è entrato al Ministero del Tesoro come capo della direzione per le privatizzazioni: super-tecnocrate di scuola anglosassone, ha firmato il suo ingresso nell’amministrazione statale in qualità di liquidatore, secondo i dettami dell’élite neoliberista che prescrive la sparizione progressiva dello Stato come garante dei cittadini. Dirigente bancario del Crédit Suisse, è tornato al ministero nel 2002 come Ragioniere Generale dello Stato, per poi dirigere il Tesoro e sfiorare, nel 2011, la super-poltrona di governatore di Bankitalia poi andata ad Ignazio Visco. Un uomo con le carte in regola, dunque, per sforbiciare quel che resta dei beni comuni in via di sparizione.

E mentre il Parlamento dorme e lascia fare ai “tecnici”, i freddi esecutori dei diktat impartiti da Bruxelles e Francoforte per devastare il sistema socio-economico europeo mettendo in salvo soltanto le banche e il loro capolavoro speculativo, la moneta “privata” chiamata euro, l’economista Grilli se la prende con l’ultimo declassamento di “Moody’s”, come se le agenzie di rating non fossero parte integrante del piano mondiale per spodestare i cittadini europei, retrocessi a sudditi da “punire” con selvaggi “sacrifici”, senza una sola contropartita ragionevole né un’idea di sviluppo per uscire dalla crisi. Grilli attacca addirittura i mercati, cioè i “mandanti” del governo Monti, perché «non riconoscono ancora la bontà degli sforzi compiuti dal nostro Paese per mettere in ordine i conti». E’ il copione mediatico del “risanamento”: i becchini si presentano come salvatori. «Il pareggio di bilancio è a portata di mano, le riforme strutturali sono avviate», si vanta Grilli: «Nessun altro Paese ha fatto tanto in così poco tempo». Record forse sfuggito ai mercati “distratti” ma non certo agli italiani, tragicamente ingannati e finiti nella trappola mortale del “rigore”.

Fonte: www.libreidee.org
Link: http://www.libreidee.org/2012/07/italia-in-saldo-svendere-il-paese-per-20-miliardi-lanno/
16.07.2012

CASERME, UFFICI, AREE DEMANIALI, ECCO LA LISTA DELLE PRIVATIZZAZIONI

Entro luglio 6 mld dal passaggio di Sace e Fintecna a Cassa depositi. Il patrimonio immobiliare vale circa 300 miliardi

Vendere beni pubblici per 15-20 miliardi all'anno, pari all'1% del Pil (prodotto interno lordo) per dare «un colpo secco al debito pubblico» e portarlo sotto quota 100 del Pil. E' questo l'obiettivo indicato dal ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, nell'intervista di ieri al Corriere. L'operazione è già in corso. Prima ancora che venga creata la Sgr (società gestione risparmio) che opererà come «fondo dei fondi» per la messa sul mercato dei migliori cespiti dello Stato e degli enti locali, immobili e società di servizi, il ministro si è già messo al lavoro per verificarne la concretezza.

Per questo Grilli avrebbe già incontrato banche d'affari, come i giapponesi di Nomura, e fondi potenzialmente interessati, cogliendo in particolare l'attenzione di quelli statunitensi, ma anche arabi, a partire da quell'emiro del Qatar che ha appena acquistato in Italia la casa di moda Valentino.

L'intenzione del governo è di procedere con pacchetti da offrire sul mercato in rapida successione. Solo il patrimonio dello Stato, secondo l'indagine conoscitiva della commissione Finanze della Camera, conta 222 milioni di metri quadri e vale 300 miliardi di euro. Altri 350 miliardi vale il patrimonio dei Comuni, secondo uno studio del Cresme.

IL RUOLO DELLA CDP

Ma il primo risultato tangibile, del valore di circa mezzo punto di Pil, è quello che verrà colto con il passaggio immediato delle quote di Fintecna, Sace e Simest dal Tesoro alla Cassa depositi e prestiti, operazione che dovrebbe fruttare circa 10 miliardi. Cifra cui bisogna sottrarre quella parte di risorse che il decreto sulle dismissioni ha destinato al pagamento dei crediti della pubblica amministrazione.

L'esborso della Cdp di una prima tranche sarà subitaneo: 6 miliardi già entro luglio. A giorni si conoscerà il nome dell'advisor (consulente) che realizzerà la due diligence (valutazione) delle tre società che porteranno alla Cassa depositi e prestiti, controllata dal Tesoro per il 70% e per il resto dalle fondazioni bancarie, una buona dote di liquidità e di utili: solo Sace ne ha fatti per 3,4 miliardi a partire dal 2004, quando è stata trasformata in società per azioni, e ha distribuito all'azionista 2,3 miliardi di dividendi.

LE SINERGIE POSSIBILI

Oltre che a trovare risorse per abbattere il debito pubblico, l'operazione ha anche l'obiettivo di razionalizzare il portafoglio delle partecipazioni statali e valorizzare le collaborazioni possibili, e già esistenti, fra la Cassa depositi e prestiti e le tre società che adesso passeranno sotto il suo controllo. A partire da Fintecna, che probabilmente controllerà al 40%, insieme con l'Agenzia del Demanio, con il 60%, la Sgr che gestirà tutta l'operazione delle dismissioni. In realtà tale veicolo non sarà creato dal nulla: la ristrettezza dei tempi a disposizione renderà necessario l'utilizzo di una società già esistente.

Intanto entro la fine del mese l'Agenzia del Demanio, guidata da Stefano Scalera, avrà messo a punto la lista dei primi cento immobili dello Stato e degli enti locali da conferire alla Sgr sui potenziali 350 già individuati (valore complessivo di base 1,5 miliardi).

LA «WHITE LIST»

Di certo della lista faranno parte molte caserme, come la Sani, quella bolognese che si trova in pieno centro, o il vecchio carcere militare di Forte Boccea e l'ex caserma di via Guido Reni, entrambe a Roma. E poi due magazzini, quelli di via Papareschi e di via del Porto fluviale, sempre nella Capitale.

Nella maggior parte dei casi si pescherà dalla cosiddetta white list, l'elenco di 13 mila immobili che in base al decreto di due anni fa sul federalismo demaniale sarebbero dovuti passare dallo Stato agli enti locali. Per questi immobili il ricavato del conferimento al fondo che verrà istituito dalla Cassa depositi e prestiti sarà destinato per tre quarti all'abbattimento del debito del Comune e per un quarto alla riduzione del debito pubblico nazionale.

Ma nel piano potrebbero entrare anche altri immobili che non fanno parte di quella lista. Per quelli tuttora di proprietà dello Stato l'incasso servirà tutto a far scendere il debito nazionale, mentre per quelli interamente dei Comuni il valore dell'immobile assegnato sarà destinato tutto all'ente locale, ma diviso in due parti: un quarto come liquidità, tre quarti come partecipazione al fondo immobiliare che avrà il compito di valorizzare e mettere a reddito tutti i beni da dismettere.

La normativa esclude espressamente dalla procedura gli immobili utilizzati per finalità istituzionali. Questo perché la previsione di un eventuale trasferimento di detti beni ai fondi determinerebbe effetti pregiudizievoli in termini di finanza pubblica, generando costi ascrivibili a locazioni passive. Di conseguenza, dei 62 miliardi di beni statali collocabili subito sul mercato, ne potranno essere venduti per ora soltanto sette.

LE DIFFICOLTÀ

Fin qui tutto sembra filare liscio. Ma è stato lo stesso ministro Grilli a mettere in guardia circa l'esito del piano di dismissioni per l'abbattimento del debito pubblico. «Non ci sono più gli asset vendibili dello Stato e degli enti pubblici, come vent'anni fa» ha avvertito nell'intervista. C'è «un patrimonio immobiliare di difficile valorizzazione, come insegnano le esperienze non felici di Scip 1 e Scip 2 (società create per vendere o cartolarizzare le proprietà degli enti), molte attività sparse a livello locale». E a questo proposito, si avrebbe gioco facile a ricordare come, quando si mise mano alla privatizzazione dell'Ina, una delle difficoltà fu quella di ripercorrerne l'intero patrimonio immobiliare.

Quanto all'esito delle precedenti operazioni immobiliari, è stata la Corte dei Conti, di recente, in audizione, a avvertire che nelle attuali condizioni di mercato, che solo nel primo trimestre di quest'anno ha visto le quotazioni scendere del 20%, «c'è il rischio di una svendita». Come sta accadendo per gli immobili degli enti previdenziali: dopo il fallimento dell'operazione di cartolarizzazione Scip2, ad Inps, Inail ed Inpdap sono rimasti invenduti migliaia di appartamenti.

Per la precisione, all'Inps sono ritornati 542 immobili da Scip 1 e ben 10 mila dal pacchetto conferito a Scip2, mentre all'Inpdap, dalla seconda operazione di cartolarizzazione sono stati stornati 12 mila appartamenti. Ed in tre anni, dal 2009 al 2011, ne sono stati venduti solo 1.200, quindi appena il 10%, con un incasso di 93 milioni di euro (per una media di 77.500 euro ad immobile).

paolo/1



Moody’s ci ha declassati a Baa2, che sta solo due scalini sopra al giudizio ‘Spazzatura’ (Junk).
Monti e il suo rigore sono quasi spazzatura, lo dice Moody’s. Aggiungo che, Monti e il suo rigore sono anche un piano criminale, come già spiegato da tempo.
Ma la cosa interessante sono le reazioni qui in Italia. Un Paese che fa piangere.


I falsari sono come sempre quelli di Repubblica, veri ratti indecenti, che pubblicano la notizia citando in evidenza come ragione per la bocciatura “l’incertezza politica del dopo Monti”. Cioè: non ci bocciano perché Monti è un fallito in malafede e l’euro un disastro. Noooooo… ci bocciano, scrivono gli epigoni di Scalfari, perché abbiamo troppo poco Monti! Ok.
Se si va a leggere la sentenza di Moody’s, il fattore politica italiana è appena accennato alla fine. Ora leggete cosa invece pesa veramente nel giudizio di Moody’s:
in primissimo luogo la nostra suscettibilità ai collassi imminenti di Spagna e Grecia. Poi…
il sostanziale rischio nell’applicare le riforme e l’esasperazione per le austerità e per le riforme fra il popolo italianoPoi…
il rischio crescente dei i tassi d’interesse alti che dobbiamo pagare per emettere i nostri titoli di Stato, a causa sempre del fattore crollo Spagna e Grecia e del fatto che non ci sono compratori internazionali per i titoli italiani (e questo è drammatico, signor fallito Monti). Poi…
l’economia italiana che sta crollando. Poi…
la pochezza dei fondi del tanto decantato Fondo salva Stati (MES).
Ma Repubblica dice che “pesa l’incertezza politica del dopo Monti”, pagliacci del giornalismo di puttane vendute a De Benedetti.
Nella realtà ogni singola voce del il giudizio negativo di Moody’s fa capo a un solo problema, e sempre quello: l’infermabile spirale distruttiva dell’insostenibile sistema Euro. Già spiegata alla noia. E ci arriva pure Moody’s a preoccuparsi per “l’esasperazione per le austerità e per le riforme fra il popolo italiano”. Repubblica zitta.

Ora la banda dei cretini. E chi volete che siano? Ma certo! Il PD. Ecco lo splendido Francesco Boccia, sempre da Repubblica: “Dura la reazione del coordinatore delle commissioni economiche del Gruppo Pd della Camera, Francesco Boccia: "Se un Paese come l'Italia - dice Boccia - fa tutti i sacrifici richiesti dall'Ue e poi un'agenzia di rating declassa addirittura i titoli di Stato definendoli di fatto a rischio, e l'Esma o la Consob non intervengono, allora è la resa della politica".
Non sovviene al luminare che se si fanno i sacrifici e ci bocciano lo stesso forse, dico forse?, c’è qualcosa che non va nei… sacrifici? Eh Einstein? Non sovviene al luminare che la resa della politica c’è già stata, se siamo ridotti a non riuscire in nessun modo a cavarci fuori da questo disastro? Ed è soprattutto la resa degli encefali del PD, questo è certo, che proprio non ce la possono fare a scostarsi dalla scheda prestampata che la parrocchia gli ficca in cranio.
E poi il cretino di scorta, e chi mai sarà? Ma sì, lo Squinzi. Eccolo: "Il numero uno di Confindustria, poi, ha ribadito la necessità di rafforzare l'euro, definendo 'inaccettabile' la messa in discussione della moneta unica e riconoscendo gli sforzi del governo nell'intraprendere la strada giusta: "È doveroso - ha detto - riconoscere a Monti il merito di essersi assunto sulle proprie spalle l'impegno di un nuovo corso. Stiamo facendo sforzi sul fronte del rigore - ha aggiunto - ma per la crescita bisogna fare di più".”
Il rigore genera crescita dice sto scienziato. Ci vuole più euro! Ok, allora togliamo il concime dal campo, che il contadino se lo deve mettere sotto al letto, e vedrete che il campo fiorirà. Ma perché ho studiato Schopenhauer quando cotanti lumi erano fra noi?
Vabbè, mi si perdoni, ma non ce la si fa nel mezzo di sta tragedia a non mandare almeno a fan culo i falsari e la banda di cretini.